Per aprire un bar cosa serve, in breve: un locale con la destinazione d’uso giusta, i requisiti morali e quello professionale (il SAB, che può avere anche un tuo preposto), un piano di autocontrollo HACCP, una SCIA presentata al SUAP del tuo Comune, e la Comunicazione Unica che con una sola pratica apre la partita IVA, ti iscrive al Registro delle Imprese e ti mette in regola con INPS e INAIL.
E quanto costa: il conto vero non lo fa la macchina del caffè, lo fanno il banco, i lavori e il capitale circolante. Le attrezzature di base di un bar piccolo stanno fra 8.400 € e 10.600 € IVA esclusa, e sono una delle voci più piccole della lista.
Un chiarimento subito, perché è la domanda più cercata: «la licenza» non ha un prezzo. Lo Stato ti chiede qualche decina di euro di diritti e bolli. I 5.000–10.000 € che trovi scritti sotto «licenze e permessi» sono commercialista, corso SAB, agenzia e pratiche — non una licenza.
Questa guida è informazione generale, non consulenza legale o fiscale. Platevio non presenta la SCIA, non apre partite IVA, non iscrive nessuno al Registro delle Imprese e non certifica niente. I canali ufficiali sono il SUAP del tuo Comune, la Camera di Commercio e l’Agenzia delle Entrate.
Che tipo di bar, e dove
In Italia «bar» non è il posto dei cocktail la sera: è il locale che alle 7 fa caffè e cornetti al banco, a mezzogiorno panini e alle 18 l’aperitivo. Il formato decide attrezzature e autorizzazioni.
| Formato | Quando funziona | Che cosa aggiunge |
|---|---|---|
| Bar di quartiere | Residenziale con passaggio costante | Il minimo: banco, macchina, vitrina |
| Bar con tavola calda | Uffici, scuole, ospedali | Cucina o piastra, cappa, scarichi, personale a pranzo |
| Bar pasticceria | Con laboratorio o un buon fornitore | Abbattitore, vitrina più grande, turni dalle 5 |
| Caffetteria da ufficio o stazione | Flussi in due o tre ore | Velocità: due macinadosatori, coda studiata |
| Bar con aperitivo serale | Passaggio serale, tavoli esterni | Retrobanco refrigerato, lavabicchieri, suolo pubblico |
Il locale, prima di firmare
Verifica prima della firma: destinazione d’uso commerciale, agibilità, conformità urbanistica, bagno a norma con antibagno, scarichi, canna fumaria se prevedi cucina, e la potenza elettrica — macchina, lavastoviglie, frigoriferi e ghiaccio insieme chiedono più di quanto un locale residenziale abbia. Un ex negozio di scarpe non diventa un bar con una mano di vernice.
Nel contratto conta chi paga i lavori, qualche mese di canone ridotto mentre si lavora, e una clausola di uscita se la SCIA o l’autorizzazione vengono negate. Sulla cauzione c’è un limite di legge: l’art. 11 della Legge 392/1978 la fissa a un massimo di tre mensilità, con interessi legali. Se te ne chiedono sei — e capita — è fuori da quel limite.
Sulla zona il lavoro è a piedi: conta uffici, scuole, palestre e fermate entro 500 metri, poi stai davanti alla vetrina alle 7:30, alle 13 e alle 18:30. Il passaggio delle 7:30 non si deduce da una mappa.
Il business plan e quanto costa aprire
Non partiamo da un totale. I totali che girano per lo stesso identico bar vanno da 20.000 € a 150.000 €, ed è il motivo per cui nessuno di quei numeri è credibile. Partiamo dalle righe.
| # | Voce | Ordine di grandezza | Nota |
|---|---|---|---|
| 1 | Banco e retrobanco | il più grande fra le attrezzature | 3–4 m, retrobanco refrigerato, pedana |
| 2 | Attrezzature di base | 8.400–10.600 € IVA esclusa | Dettaglio sotto |
| 3 | Lavori e impianti | spesso la voce più grande | Elettrico, idraulico, scarichi, bagno, canna fumaria |
| 4 | Arredo sala | Tavoli, sedie, sgabelli, luci | |
| 5 | Insegna | + imposta comunale | Vedi licenze |
| 6 | Scorte iniziali | Caffè, latte, bibite, alcolici, monouso | |
| 7 | Cauzione e primi canoni | max 3 mensilità | Molto locale: chiedi a due o tre agenzie |
| 8 | Commercialista, corso SAB, pratiche | chiedi un preventivo | Il vero contenuto dei «5.000–10.000 € di licenze» |
| 9 | Formazione HACCP del personale | si paga a persona | Corsi disciplinati dalle regioni |
| 10 | Oneri statali | decine di euro | Segreteria 18 € o 90 €, bollo 17,50/59/65 € |
| 11 | Diritto annuale CCIAA | 44 € o 100 € | Fino a 53 € o 120 € con la maggiorazione |
| 12 | INPS commercianti | 4.611,64 € l’anno | Fisso, anche a fatturato basso |
| 13 | Registratore telematico | Serve, e Platevio non lo è | |
| 14 | Gestionale | 0 € con Platevio | |
| 15 | Capitale circolante, 3–6 mesi | La riga che decide se sopravvivi |
Le due righe che nessuno ti dice
L’INPS. Chi apre un bar come impresa commerciale entra nella gestione commercianti, dove c’è un contributo fisso annuo di 4.611,64 € per il 2026 — 384,31 € al mese per i periodi parziali — dovuto a prescindere da quanto incassi, più il 24,48% sul reddito oltre il minimale di 18.808 € (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026). Le rate cadono il 18 maggio, 20 agosto e 17 novembre 2026, e il 16 febbraio 2027. Nessuna guida lo mette in conto, e da solo vale quasi il doppio della «licenza» più cara stimata in giro.
Il capitale circolante. Tre a sei mesi di costi fissi da parte prima di aprire, più un 10–20% di imprevisti. Quando il budget non torna la tentazione è tagliare questa riga, ed è esattamente quella da non tagliare: taglia l’arredo, compra usato, rimanda la seconda vitrina.
Il pareggio, con numeri d’esempio
Un conto inventato, da leggere come esempio. Con 6.000 € al mese di costi fissi, un caffè a 1,20 € lascia qualche decina di centesimi al netto di IVA e materia prima, uno spritz a 7,00 € qualche euro. La conclusione è brutale e utile: con il solo caffè al banco non ci si arriva.
Due incentivi aperti nel 2026
Due misure Invitalia sono attive e un bar è ammissibile — «tutti i settori economici, ad eccezione del comparto agricolo, della pesca e dell’acquacoltura» — e nessuna guida in prima pagina le nomina. Per under 35 inattivi o disoccupati: Resto al Sud 2.0 nelle otto regioni del Sud, voucher a fondo perduto fino a 40.000 € (elevabile a 50.000 €) più il 75% sugli investimenti fino a 120.000 €; e Autoimpiego Centro-Nord altrove, fino a 30.000 € e il 65%. Entrambe a sportello e fino a esaurimento fondi: la data conta.
Sul regime, una riga: nel forfettario il tetto è 85.000 € e per la divisione 56 il coefficiente è il 40%, con imposta al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni.
Le attrezzature del bar, voce per voce
I prezzi sono listini di un fornitore italiano, IVA esclusa, rilevati l’11 ottobre 2026 su allforfood.com, e sono prezzi di partenza: ogni categoria sale con marca e configurazione, e i modelli premium in Italia si vendono su preventivo.
| Attrezzatura | Prezzo da (IVA esclusa) | Nota |
|---|---|---|
| Macchina espresso 2 gruppi | 1.826,95 – 2.730,93 € | Il cuore. Due gruppi è il minimo per una coda vera |
| Macinadosatore | 474,47 – 665,10 € | Ne servono due: la miscela e il decaffeinato |
| Banco bar, 3 moduli | 3.166,05 € | Moduli in semilavorato: il rivestimento è un costo a parte |
| Vitrina pasticceria refrigerata | 652,80 – 1.213,63 € | Visibile dalla coda, o il cornetto non si vende |
| Frigo retrobanco (due) | 770 – 1.000 € | |
| Macchina del ghiaccio | 696,60 – 854,32 € | Dimensionala sull’aperitivo e sull’estate |
| Lavabicchieri sottobanco | 772,20 – 969,15 € | Diverso dalla lavastoviglie |
| Totale di base | 8.359 – 10.599 € | Somma delle righe sopra |
Secondo il formato si aggiungono lavastoviglie, spremiagrumi, piastra o tostapane per il pranzo, spina birra, abbattitore per la pasticceria.
Due trappole di prezzo. Il banco si compra a moduli, e i moduli sono semilavorati: rivestimento, piano e finitura sono un costo separato che il listino non mostra. E le cappe si vendono «senza motore»: l’aspirazione vera è la cappa più l’aspiratore cassonato.
Il fornitore di caffè, e quello che viene con il conto
Assaggia tre miscele su una macchina come la tua, chiedi il prezzo al chilo ai tuoi volumi reali e i tempi di consegna. Poi fai la domanda che vale più di tutte: che cosa viene incluso aprendo il conto. In Italia è prassi diffusa che la torrefazione fornisca o conceda in comodato d’uso la macchina contro un impegno di acquisto. Può trasformare la voce più visibile del budget in un contratto — durata, volumi minimi, cosa succede se cambi fornitore — e un contratto è un vincolo, non un regalo.
Sull’usato: qui si compra usato più che in altri mestieri, e per le attrezzature meccaniche ha senso. Una regola: trova il tecnico prima di comprare la macchina.
Il listino: caffè al banco, aperitivo e margine
Qui questa guida fa l’opposto di quello che farebbe una guida americana, e lo fa per un motivo preciso: il prezzo del caffè al banco non lo decidi tu. Lo decide la strada. Puoi stare dieci centesimi sopra o sotto il bar di fronte, non un euro.
Quindi il conto si fa al contrario: prendi il prezzo del caffè nella tua via come un dato, calcola cosa ti lascia — 7 grammi di miscela, la tazzina, energia e lavaggio, al netto dell’IVA al 10%, quindi il prezzo esposto diviso 1,10 — e accetta la conseguenza: sul caffè il margine è in centesimi.
Il margine di un bar vive altrove: aperitivo, pasticceria e pranzo. Uno spritz o un panino lavorato hanno margini che un espresso non vedrà mai. È per questo che la fascia delle 18:00 decide il bilancio e quella delle 7:30 decide la clientela.
Sul metodo — scarto, peso netto, scheda tecnica, quale percentuale puntare — c’è la guida al food cost; su quali voci guadagnano davvero, quella sul menu engineering. Due cose pratiche: il doppio listino banco e tavolo è legittimo, con i prezzi esposti prima che il cliente consumi; e il listino va aggiornabile da qualsiasi dispositivo, che è quello che fa la gestione del menu.
Licenze, SCIA e requisiti: cosa serve davvero
Partiamo dalla confusione più diffusa: «licenza bar» è fra le cose più cercate, e la risposta che trovi in giro è sbagliata.
La licenza non è stata abolita nel 2006. È stata abolita nel 2010
Il decreto Bersani — D.L. 223/2006, art. 3 — ha abolito distanze minime, limiti di assortimento e di quote, orari obbligatori e chiusura domenicale, ma alla lettera a) ha espressamente lasciato in piedi i requisiti professionali del settore alimentare. Chi scrive che «Bersani ha abolito il REC» sta sbagliando.
La licenza è caduta nel 2010: dentro la Legge 287/1991 Normattiva stampa che l’art. 2 — il REC — è «ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59». La regola operativa è l’art. 64 comma 1 del D.Lgs. 59/2010: autorizzazione soltanto «nelle zone soggette a tutela», SCIA al SUAP negli altri casi. Quindi «licenza bar» indica la SCIA in situazione ordinaria e un’autorizzazione vera in un centro storico tutelato. Il Comune non può opporti valutazioni di convenienza economica: il comma 3 lo vieta.
La SCIA: parte il giorno che la presenti
Art. 19 della Legge 241/1990, comma 2: l’attività può iniziare dalla data di presentazione. Il controllo viene dopo — l’amministrazione ha 60 giorni per vietarla, e se la cosa è sanabile deve darti almeno 30 giorni per metterti in regola. Una dichiarazione falsa non è un cavillo: il comma 6 prevede la reclusione da uno a tre anni. Due avvertenze: con la musica la pratica può diventare una SCIA condizionata, e allora l’attività non può iniziare fino al nulla osta; e chi apre senza alcun titolo rischia da 2.500 a 15.000 € più la chiusura (art. 64 comma 9).
La notifica sanitaria viaggia dentro la SCIA
Sono due regimi, una sola presentazione. La Tabella A del D.Lgs. 222/2016 prevede che la notifica sanitaria sia «un apposito allegato della SCIA unica, che è trasmesso a cura del SUAP all’ASL», e che «non devono essere richieste asseverazioni». Non presentarla costa da 1.500 a 9.000 €; non aggiornarla, da 500 a 3.000 €.
I requisiti: morali, e il SAB
Stanno nell’art. 71 del D.Lgs. 59/2010. I requisiti morali (commi 1–5) riguardano condanne e situazioni che precludono l’attività, e in una società vanno verificati su più figure.
Il requisito professionale — il SAB, l’ex REC — si soddisfa in tre modi alternativi (comma 6): il corso regionale, due anni di lavoro qualificato negli ultimi cinque, o un diploma o una laurea idonei. E al comma 6-bis c’è il punto che fa risparmiare molte persone: il requisito deve averlo il titolare o il legale rappresentante oppure, in alternativa, un preposto. Serve una persona qualificata nell’impresa, non necessariamente il proprietario.
HACCP: il piano è dell’azienda
Devi avere procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP, e il documento che le mette per iscritto è il piano di autocontrollo. Una precisazione che smentisce una credenza comune: il piano non è un allegato della SCIA — va tenuto e applicato, non depositato con la pratica.
Il range di 1.000–6.000 € che si legge in giro è reale: sta in tre commi distinti dell’art. 6 del D.Lgs. 193/2007, per chi non predispone le procedure, non le adegua nel termine assegnato o non le applica. E il comma 7 racconta come funziona davvero: il controllo assegna prima un termine, e la sanzione arriva solo se non ti metti in regola. Chi manipola alimenti deve essere formato, con corsi disciplinati dalle regioni.
Quanto costa «la licenza»: il conto vero
Ed eccoci al punto. Quello che lo Stato ti chiede per esistere come impresa:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Diritti di segreteria, Registro Imprese | 18 € individuale · 90 € società |
| Imposta di bollo | 17,50 € · 59 € · 65 € secondo la forma |
| Diritto annuale CCIAA 2026 | 44 € o 100 €, fino a 53 € e 120 € con la maggiorazione del DM 17 marzo 2026 |
| SCIA | comunale, varia — chiedi al tuo SUAP |
Decine di euro, non migliaia. Non esiste un numero nazionale per il diritto annuale: dipende dalla tua Camera. Il resto dei «5.000–10.000 € di licenze» è commercialista, corso SAB e pratiche — costi reali, ma chiamati col loro nome.
La pratica unica, e il codice
Tutto passa dalla Comunicazione Unica (registroimprese.it): una sola pratica apre la partita IVA, iscrive al Registro delle Imprese e comunica a INPS e INAIL — e l’Agenzia delle Entrate conferma che un’impresa tenuta all’iscrizione usa la ComUnica, non il modello AA9/12 diretto. L’INAIL serve dal momento in cui lavora qualcuno oltre a te.
Il codice ATECO di un bar è 56.30.01, non il 56.30.00 che si trova ancora in prima pagina e che non esiste più: i casi stanno nella guida al codice ATECO.
Tavoli fuori e insegna
Per i tavoli esterni serve una concessione di suolo pubblico. Dal 2021 TOSAP, COSAP, imposta sulla pubblicità e canone sui mezzi pubblicitari sono sostituite da un unico canone patrimoniale (Legge 160/2019, art. 1 commi 816–847): una guida che ti elenca tre tributi è superata. La legge fissa tariffe standard — indicativamente 30–70 € l’anno e 0,60–2 € al giorno per metro quadro secondo la dimensione del Comune — ma consente ai Comuni di variarle, quindi il prezzo vero è quello del tuo Comune. Le insegne fino a 5 m² sono esenti dal canone (comma 833, lettera l): dal canone, non dall’autorizzazione.
Un’ultima correzione: un bar, in quanto tale, non è attività soggetta a controllo di prevenzione incendi. L’Allegato I del D.P.R. 151/2011 non ha una voce per la ristorazione — ci si rientra per altra strada, come un impianto termico sopra i 116 kW o camere ai piani superiori.
Il banco e la squadra
Il banco si progetta intorno al percorso di un caffè, non all’estetica: macinadosatore accanto alla macchina, frigo del latte sotto le lance, battifondi raggiungibile senza girarsi, consegna fuori dalla fila di chi ordina. Ogni passo in più per trecento caffè al giorno è una persona-ora buttata. Lavabi e zona lavaggio vanno pensati presto: sono quello che l’ASL guarda.
Il contratto di riferimento è il CCNL Pubblici Esercizi — lo nominiamo e ci fermiamo, perché le tabelle retributive in circolazione non concordano fra loro, e quello è terreno del consulente del lavoro.
Tre cose che funzionano comunque: dimensiona il personale sui trenta minuti di punta, non sulla media, perché un bar si giudica alle 7:45; tieni schede per ogni bevanda con dose, resa e tempo; tara il macinino ogni mattina, perché la macinatura cambia con umidità e temperatura. E addestra le comande finché gli extra entrano senza guardare: l’errore più costoso in un bar non è un prezzo sbagliato, è un giro di aperitivi rifatto.
Quanto tempo serve, e la checklist
Una nota onesta: non diamo un numero di mesi. I conti che girano vengono da fonti che non riguardano l’Italia, e i tempi veri dipendono da quanto lavoro chiede il locale e da quanto è rapido il tuo Comune. Quello che si può dare è l’ordine.
- Locale: destinazione d’uso, agibilità, conformità, impianti — con un tecnico, prima di firmare.
- Numeri: preventivi veri sulle righe del budget, business plan, capitale circolante.
- Requisiti: requisiti morali, SAB tuo o del preposto, formazione HACCP.
- Impresa: ComUnica — partita IVA, Registro Imprese, INPS, INAIL — e codice ATECO.
- SCIA al SUAP, con la notifica sanitaria in allegato. Con la musica, verifica il nulla osta.
- Lavori, con il piano di autocontrollo scritto mentre si lavora.
- Attrezzature: consegna, installazione, collaudo, e il tecnico della macchina.
- Personale: assunzioni, formazione, prove di servizio.
- Prove di apertura: due o tre mattine a porte semiaperte, per trovare gli errori del banco quando sbagliare non costa.
- Apertura.
Il punto 5 è quello che sorprende: la SCIA ti fa partire il giorno che la presenti, quindi il vincolo non è quasi mai la burocrazia — sono i lavori e la consegna delle attrezzature.
Perché i bar chiudono
Cominciamo con il numero che gira di più e che non regge. Si legge spesso che «circa il 41% dei bar chiude entro i primi tre anni»: la pagina che lo scrive non lo attribuisce a nessuno. Non è una statistica, è una cifra che si copia. Non la ripetiamo e non ci inventiamo un numero alternativo.
Quello che è documentato, invece, viene da FIPE-Confcommercio, Rapporto Ristorazione 2026, presentato a Roma il 9 aprile 2026 e ripreso lo stesso giorno da Teleborsa e dal Quotidiano di Sicilia:
- 324.436 imprese della ristorazione nel 2025, in flessione dell’1%
- il canale bar segna la contrazione maggiore, −2,2%; i ristoranti sono stabili, −0,4%
- consumi a 100 miliardi, +0,5% sul 2024 ma ancora −5,4% sul pre-Covid
- oltre 114.000 posti dipendenti in meno (−10,3%) e listini +3,2%
- una impresa su due dichiara difficoltà di reclutamento
Letta per chi apre un bar: il tuo canale è quello che si restringe di più, mentre i prezzi salgono e il personale è difficile da trovare. Non è un motivo per non aprire, è un motivo per aprire con il capitale circolante al suo posto.
Una sfumatura che vale più di molte statistiche: secondo quanto riporta Open sullo stesso rapporto, il 44,3% dei bar usciti dal registro imprese fra il 2019 e il 2022 ha cambiato codice ATECO invece di cessare l’attività. Molte «chiusure» sono riclassificazioni. Lo riportiamo con la sua attribuzione, perché viene dalla cronaca del rapporto e non dal rapporto.
Poi ci sono i motivi che non hanno bisogno di statistiche: sottocapitalizzato, aperto con tutto speso e niente da parte; locale sbagliato, bello ma dove nessuno passa alle 7:30; listino copiato dal vicino, i cui costi non sono i tuoi; titolare sempre dietro al banco, e i numeri non si guardano da soli; coda lenta nell’ora di punta, perché chi ha sette minuti non torna; e nessuna differenza dal bar accanto, che fa vincere quello più vicino all’ufficio.
Dove Platevio ti serve, e dove no
Platevio è un gestionale per bar gratuito che gira nel browser, sui dispositivi che il locale ha già: niente da installare.
Per un bar: menu modificabile da qualsiasi dispositivo; gli extra con un prezzo proprio — latte di soia, decaffeinato, sciroppi — che si sommano alla voce su cui li scegli; ordini senza tavolo, al banco, ognuno con un numero da chiamare; un giro aggiunto dopo che entra sul conto già aperto, cioè l’aperitivo che continua; conto diviso per voce; scontrini e comande stampati su WiFi, Ethernet, USB o Bluetooth; ruoli separati e personale illimitato. Gratis.
E ora le cose che non fa, perché scoprirle dopo è peggio.
Platevio non è un registratore telematico e non emette il documento commerciale. Lo scontrino lo emette il tuo RT certificato, che trasmette i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. Platevio registra l’ordine e come è stato pagato: è una nota interna, non un documento fiscale.
Nessun adempimento fiscale o legale, in nessun paese. Non presenta la SCIA, non apre la partita IVA, non comunica niente a INPS, INAIL, ASL o Comune, e non è un servizio di contabilità.
La fidelizzazione è il buco onesto. Niente programmi fedeltà, tessere punti, gift card o credito sul conto. Per un bar che vive sugli abituali questo pesa, e ti servirà un altro strumento.
E inoltre: niente magazzino e nessun calcolo del food cost; non incassa le carte (quella la prende il tuo POS, e Platevio non trattiene percentuali); non funziona offline; niente asporto come tipo d’ordine, differenza da sapere per un bar con molti caffè da portare via; niente promozioni programmate; niente verso il cliente, quindi nessun menu QR e nessun ordine online; niente prenotazioni.
Se il resto funziona per come lavori, il prezzo è corto: gratis, senza carta e senza piano.